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WATER

Regia Deepa Metha Interpreti Seema Biswas
Kulbhushan Kharbanda
Lisa Ray
Waheeda Rehman Nazione Canada/India Anno 2005 Durata 114'

Chuylia ha otto anni e, quando suo padre le chiede "ti ricordi che sei sposata?", risponde soltanto "no". E il padre, implacabile anche se con gli occhi pesanti di lacrime: "Tuo marito è morto, sei una vedova". E alle vedove, nell’India datata 1938 ma anche di oggi (se solo si conteggiano, secondo un censimento del 2001, 34 milioni di casi di vedove che vivono in degradate case-prigioni e benché esista oggi una legge che vieta questa pratica), alle vedove spetta bruciare insieme al defunto marito, o sposarne il fratello minore o vivere lontano da tutto di fame e stenti, prive di ogni possibilità anche soltanto di desiderare, vivere come appestate. Di "appestate" evitate da tutti che neppure dalla loro ombra vogliono essere sfiorati, sullo sfondo di un’India ancora colonia ma già all’alba della rivoluzione gandhiana e partendo dall’immagine di quella sposa bambina condannata a tutto, narra, infatti, questo "Water" dell’indiana regista-sceneggiatrice Deepa Mehta, terzo film di una trilogia sugli elementi (che viene dopo "Fire" e "Earth"), produzione canadese e rappresentante del Canada agli Oscar prossimi venturi, presentato in anteprima allo scorso festival di Taormina e ora in arrivo sui nostri schermi, patrocinato da Amnesty International "perché –come dice Riccardo Noury portavoce dell’organizzazione- la violenza sulle donne si nutre di discriminazione e impunità ed entrambe le cose sono ben narrate in questo film che diventa esemplare per la nostra campagna "Mai più violenza sulle donne" che si propone di dar forza alle donne perché denuncino ma, soprattutto, vengano ascoltate". Ma soprattutto film frutto di una battaglia produttiva lunga oltre cinque anni, durante i quali il film, che avrebbe dovuto essere girato nel 2000 in India, dopo la distruzione da parte di 2000 fanatici estremisti dei set appena costruiti sulle rive del Gange, le minacce di morte a regista e attrice e l’incapacità governativa (che pure ha accordato il permesso) ad assicurare protezione, ha ricominciato la sua storia nello Sri Lanka quattro anni più tardi e in India uscirà solo a novembre. Accompagna la presentazione romana Emma Bonino, come lei spiega "un po’ perché l’India sarà al centro del mio lavoro nel 2007, un po’ perché ho seguito la genesi di questo film dall’origine e un po’ perché il tema è attualissimo: alla fine è quello del rapporto tra religione e società, non ancora chiaro da nessuna parte". Una verità al centro della drammaturgia della Mehta, da sempre pronta a mettere in discussione l’interpretazione che gli estremisti indù danno delle sacre scritture e al centro di questo film ma anche una verità su cui gravita una corposa fetta di, realtà perché, come sottolinea la regista "la pratica dell’isolamento delle vedove è ancora diffusa, anche se, per fortuna, di vedove bambine ormai non se ne vedono e queste pratiche sono concentrate in quelle che sono le città sacre della religione indù. Ma il problema non è la discriminazione o la segregazione delle donne e basta ma il perché gli esseri umani sentono il bisogno di trattare altri uomini o donne in questo modo. Negli Stati Uniti saranno gli anziani, in Australia gli aborigeni, come mi hanno detto dopo proiezioni. E’ questo il tema del film: è di questo che vorrei che facesse parlare, insieme al conflitto tra fede e coscienza e, poi, io credo che viviamo in un mondo sempre più intollerante che spesso sfrutta la fede per compiere cose disumane e perché questo estremismo sta rinascendo oggi in tutti gli angoli del mondo e con ogni colore, appoggiato anche da ragioni economiche che sono, poi, alla base di tutto. Delle ragioni per cui Bush va in Iraq e delle ragioni per cui una vedova si caccia da casa".

SILVIA DI PAOLA, dal sito ANCCI.it.


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