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Cinema D'Azeglio d'essai: una scelta "saggia".
TUTTA LA VITA DAVANTI
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TUTTA LA VITA DAVANTI
Regia Paolo Virzì
Interpreti Micaela Ramazzotti
Isabella Ragonese Valentina Carnelutti Elio Germano Sabrina Ferilli Valerio Mastandrea Massimo Ghini Nazione Italia Anno 2008 Durata 117'
Marta è una neolaureata da 110 con lode: ha studiato filosofia e ha relazionato su Hannah Arendt e Martin Heidegger. Poi ha voltato pagina, per necessità si è buttata nel mondo dei grandi e del lavoro e non ha trovato che una poltroncina girevole in un call center. Agghiacciante l'algida e anonima scenografica ma persino surreali gli imperiosi slogan che capeggiano sui muri in ogni dove. Gridano "L'orgoglio di essere perso ne speciali" o "Non ho più paura di vincere" o, ancora, "La forza della creatività nel gioco di squadra" e peccato che si tratti solo e implacabilmente di smerciare robottini da cucina mentre una donna capo osserva dall'alto ogni mossa di questa giovanissima ciurma senza arte né parte ma, a volte, persino con tanto di laurea e bacio accademico appena conquistati.
Ma è l'Italia di oggi, ci dice Paolo Virzì. L'Italia del precariato, della disoccupazione ma anche dei giovani che cambiano e che "non si vogliono collocare nel mondo del lavoro in modo tradizionale". L'Italia dei furbi piccoli piccoli e dei giovani che non crescono perché non possono. L'Italia stretta in un call center, almeno una sua intera fetta fotografata lì dentro. L'Italia che Virzì ci rimanda nel suo prossimo film sui nostri schermi a marzo.
È "Tutta la vita davanti", protagonista la giovane palermitana Isabella Ragonese (che viene dal teatro, che scrive oltre che recitare e che abbiamo già intravisto in "Nuovomondo" di Emanuele Crialese).
Recita al fianco della capa centralinista che ferocemente dispensa sorrisi o moniti (Sabrina Ferilli), del direttore aziendale che nasconde una vita allo sfacio (Massimo Ghini), del venditore sempre in fibrillazione e innamorato perso (Elio Germano), della collega e ragazza madre (Micaela Ramazzotti) che era una ballerina appena ieri e del sindacalista appassionato e disperato Valerio Mastandrea.
È lei la studiosa di Heidegger che cerca il lavoro che la farà uscire dall'universo dei "bamboccioni" ma non trova che un lavoretto nel call center della Multiple. Lo prende, lo assaggia e riesce persino a sorridere: nel mezzo di questa improbabile umanità e dentro la cornice di questo luogo periferico perché, non conta dove è (per la cronaca siamo alla Fiera di Roma) ma come è agghindato, tra manifesti e slogan ovunque, post it e l'immancabile specchio che costringe le centraliniste a cottimo persino a sorridere durante le alienanti conversazioni (si fa per dire) con i potenziali clienti.
Sorride la nostra protagonista e con lei dovrebbe lo spettatore di questa commedia incorniciata in una realtà in cui da ridere c'è ben poco ma molto c'è per sorridere di disincanto. Molto, quintalate di materiale umano e disumano che sembra tirato fuori da una fiaba grottesca e parossistica e, invece, è il mondo in cui viviamo.
Quello che somiglia a una caverna platonica piena di ombre e che, dice Virzì, "è fatto da aziende in franchisng come questa raccontata nel film in cui per essere assunti devi portare una lista di parenti e conoscenti cui poter piazzare il prodotto: entri con la lista e, una volta utilizzati tutti i contatti che porti, ti licenziano e passano a un altro".
Quello formato reality in cui "una ragazza coltissima deve nascondere la sua cultura per non sembrare troppo diversa dagli altri, anche se come lei ce ne sono non pochi perché tra le ragazzotte ignoranti e felici di esserlo c'è una fetta di gente che, come lei, dal mondo universitario pieno di dinosauri e di assistenti sessantenni, sono state scacciate e qui, in fondo, accolte". Quello in cui si consumano vite disperate, solitudini devastanti e ferocie senza speranza ma che Virzì vuol (giustamente perché è il suo mestiere di commediografo) raccontare quasi in musical. A ogni passo, un canto, un inno persino (quello aziendale ovviamente), un brandello di canzonetta, un motivetto masticato qua e là perché "l'intenzione era non certo di fare un film di denuncia alla Ken Loach e neppure un film con buoni e cattivi ma raccontare la disperazione e questa forma di apocalisse contemporanea in una canzonetta sorridente e scherzosa".
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| Note Web | Cinema D'Azeglio d'essai - Via Massimo D'Azeglio, 33 - 43100 Parma [Italy] |
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