THE LAST STATION
Guida al sito  > home recensioni the last station

THE LAST STATION

Regia Michael Hoffman Interpreti Anne-Marie Duff
Christopher Plummer
Helen Mirren
James McAvoy
Kerry Condon
Paul Giamatti Nazione Germania/Russia Anno 2009 Durata 112'

IL MERITO principale di The last station è quello di concentrarsi sugli ultimi anni di vita di Lev Nikolaevic Tolstoj (gli stessi cui le note biografiche nelle migliori edizioni dei suoi capolavori dedicano non poco spazio), rendendo la complessità dei punti di vista e nel contempo tratteggiando un ritratto soddisfacente dell'uomo, dei suoi ideali e dei contrastati rapporti familiari. È noto che Tolstoj nacque e visse a lungo nella tenuta di famiglia di Jasnaja Poljana e che il suo allontanamento (o fuga, stanti i contrasti con la moglie, la contessa Sofja) fu il preludio alla morte per polmonite che lo raggiunse a 82 anni nella stazione ferroviaria di Astapovo (era il 7 novembre 1910): una vicenda pubblica e privata che destò clamore e rivive degnamente nel film di Michael Hoffman molto applaudito al festival di Roma 2009, consacrato dal premio ad Helen Mirren, migliore attrice. I due protagonisti sono stati entrambi candidati all'Oscar, non potendosi ignorare la performance macroscopica di Christopher Plummer nei panni dello scrittore che sviluppò, nella vita come in letteratura, una spiccata sensibilità verso le ingiustizie sociali, dedicandosi all’istruzione dei bambini del villaggio, al rapporto con la natura, al miglioramento della condizione umana, nel contempo sviluppando una spiritualità poco ortodossa che gli attirò la censura del potere ma anche una fama che travalicò i confini, anche quando, sostenuto e influenzato da Vladimir Chertkov (un ambiguo e perfido Paul Giamatti), diede vita al movimento del tolstoismo, improntato alla sobrietà, alla rinuncia ai beni materiali, finanche alla castità (teorizzata nella Sonata a Kreutzer). È questa la cornice entro cui si muove, in qualità di testimone, il giovane idealista interpretato da James McAvoy, che giunge nella tenuta di Jasnaja Poljana come devoto seguace degli insegnamenti dell’esuberante maestro; Tolstoj è intenzionato a rinunciare ai diritti d’autore sulle proprie opere, finanche a donare tutto alla comunità mentre la moglie, pure molto amata, non si dà pace per quello che a lei sembra un fanatismo egoista, subdolamente ispirato da Chertkov; quest'ultimo chiederà al ragazzo, nel frattempo diventato segretario dello scrittore, di riferire quanto avviene a palazzo. Se le vicende del giovane discepolo restano puro intrattenimento (riuscirà a mettere in pratica gli ideali di privazione e castità, nonostante la bionda mozzafiato che dovrebbe insegnargli i precetti della comunità?), con una messa in scena e trovate piuttosto convenzionali, il film decolla quando a riempire lo schermo sono le liti familiari, con i mostri sacri Plummer e Mirren che mettono in gioco l'amore di una vita, le proprietà e il benessere che la donna vede minacciati dalle scelte drastiche; il sostegno al padre della figlia Tatjana, la disperazione di Sofja (ogni scena madre, soprattutto nella versione originale, lascia il segno), fino alla partenza del marito e al bel finale, con la stampa e i sostenitori che affollano la stazione e i "tolstoisti" che vorrebbero impedire alla donna l’estremo saluto al marito. Solidamente professionale, The last station è un intelligente spettacolo popolare, nell'accezione migliore del termine, che deve la maggior parte del suo fascino agli interpreti e al soggetto stesso – c'è voluto il romanzo di Jay Parini perché qualcuno pensasse di trarne un film.

da Fice.it.


Scriveteci   Torna su