IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI
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IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Regia Juan José Campanella Interpreti Ricardo Darín
Soledad Villamil
Pablo Rago
Javier Godino
Guillermo Francella
José Luis Gioia
Carla Quevedo
Bárbara Palladino
Rudy Romano
Mario Alarcón
Alejandro Abelenda Nazione Argentina Anno 2010 Durata 127'

“CI SONO storie con mille passati e nessun futuro”. La disperata sentenza è pronunciata da uno dei personaggi che Juan José Campanella ha scolpito per il suo ultimo film, la cui storia – a dir la verità – poteva ripiegarsi su tale dolore. E invece, grazie ad un’infinita fiducia nelle risorse dell’essere umano, vi si oppone, guardando oltre. Lo strumento salvifico che il regista affida al protagonista è la scrittura. Questa diventa il mezzo di autoterapia con cui Benjamìn Espòsito (Ricardo Darìn) ricostruisce gli ultimi 25 anni di vita, trascorsi per lo più come impiegato presso il tribunale. L’inizio della vicenda, infatti, coincide con il controverso caso di uno stupro con omicidio: di questo si era occupato lui col fidatissimo amico e collega Sandoval (Guillermo Francella) e soprattutto col giudice Irene (Soledad Villamil), donna con la quale conserva un misterioso legame a doppia mandata. La vittima era una giovane e bella neosposa dal nome Liliana, il marito di lei Ricardo (Pablo Rago) era riuscito suo malgrado a riporre le speranze nella Giustizia. Almeno inizialmente e con ragione, visto che l’indiziato omicida Isidoro Gòmez (Javier Godino) si era rivelato colpevole con tanto di condanna. Peccato che per strane manovre politiche – tanto frequenti nell’irrequieta Argentina degli anni Settanta – qualcosa andò storto e la Giustizia alla fine uscì a testa bassa di fronte al caso di Liliana. La chiusura forzata della vicenda evidentemente non ha assopito gli animi neppure dopo 25 anni, quando Espòsito decide di riaprire il caso – almeno nella sua testa – adattandolo a finzione di un romanzo. Le continue incursioni ed escursioni, tra passato e presente, nelle vite di ciascuno dei personaggi sono la tela su cui il film propone la sua trama, parecchio intricata, che trova una non prevedibile soluzione dopo oltre due ore di lungometraggio. Nei suoi film (spesso anche sceneggiati) Campanella non è nuovo ad utilizzare un evento / trauma esterno per siglare l’inizio del cambiamento nella vita o vite dei suoi personaggi, a livello profondamente personale. Con struggente storia d’amore inclusa. Se nel fortunato Il figlio della sposa (2001) tale evento assume la forma di un infarto “epifanico”, ne Il segreto dei suoi occhi è appunto un caso giudiziario misteriosamente (ir)risolto. Certo, se il primo film fu solo candidato all’Oscar come miglior film straniero, quest’ultimo la Statuetta è riuscito a guadagnarsela, superando opere più quotate e forse meritevoli, vedi Il nastro bianco di Haneke. Evidentemente la giuria dell’Academy è rimasta affascinata dalla sapiente mescolanza di ragione e sentimento che pervade la pellicola, sul cui sfondo – da non dimenticare – si intravede la critica politica a un Paese i cui misteri restano tuttora tali. Campanella, classe 1959, è a buon merito uno dei capostipiti generazionali di quegli “argentinos juniores” che dal 2003/2004 in poi hanno invaso festival e pagine critiche internazionali: dai più noti Pablo Trapero (già rivelatosi nel 1999 con Mondo Grua) e Lisandro Alonso ad Ariel Rotter, Santiago Loza, Albertina Carri, Ana Poliak, Diego Lerman. Certamente l’Oscar a Campanella è un prezioso incentivo per loro e per il nuovo cinema argentino.

da Fice.it.


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