PROOF - la prova
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PROOF - la prova

Regia John Madden Interpreti Anthony Hopkins
Gary Houston
Jake Gyllenhaal
Hope Davis
Gwyneth Paltrow Nazione USA Anno 2005 Durata 100'

Come non farsi mancare nulla. Di luoghi comuni e di stereotipi caratteriali, di istrionismi ( e se si ha del materiale di prima mano per l'occorrenza come un attore che risponde al nome di Anthony Hopkins non è difficile) e di interpretazioni magari dimenticabili ma, sul momento, non prive di una loro efficacia (anche perché da un'attrice comunque dotata come Gwyneth Paltrow sappiamo che possiamo aspettarcele). Come non farsi mancare nulla ce lo insegna John Madden, regista capace ma diseguale che ha zigzagato tra film come "La mia regina" e l'insopportabile "Mandolino del Capitano Corelli", "Ethan Frome" e il pluripremiato "Shakespeare in love" e che ora approda a questa storia (presentata alla scorsa Mostra veneziana e tradotta da una piéce) di un matematico geniale che scivola nella demenza e passa gli ultimi anni di vita ad imbrattare decine di quaderni con formule deliranti, lasciando alla sua morte un solo quadernetto pieno zeppo di rivoluzionarie dimostrazioni. Ma nulla è chiaro di ciò che sembra, meno che mai chi davvero abbia scritto quel tesoro, se il genio ormai demente (Hopkins) o la figlia intelligente e introversa che lo ha assistito sino alla fine, lasciando che la sorella, più banale e pragmatica, fuggisse via a costruirsi la sua vita in quel di New York. Il materiale è questo. Una figlia, un padre, una morte e un amore. Una pièce di successo di David Auburn premiato col Pulitzer e un regista che, appunto, dal teatro viene come Madden. Dal teatro e da "Shakespeare in love" da cui ripesca anche la protagonista, Gwyneth Paltrow, che a sua volta interpreta un ruolo già rodato sui palcoscenici londinesi e ridiventa una figlia incompresa, innamorata di un giovinotto dalla faccia pulita come Jake Gyllenhaal (il cowboy gay del film di "Brokeback Mountain" ma anche il soldato rapato di "Jarhead"), e lacerata dall'incertezza dolorosa in cui scivola dopo la morte del padre. Insomma di nuovo Madden cerca un pubblico per l'amore e il dolore. Nel più facile dei modi, mettendo dentro tutto il materiale di repertorio, la declinazione di genio e follia, lo scontro interfamiliare e l'ennesima variante del genio incompreso. Ma lo fa con la sua abituale leggerezza, con una fluidità registica al limite dell'inconsistenza ma dal discreto impatto immediato, oltre che con l'appoggio appassionato dei suoi attori. Dalla Gwyneth Paltrow che giura di "essere diventata durante la lavorazione una persona diversa, anche per la perdita di mio padre che mi ha permesso di capire molto bene il mio personaggio e ciò che prova ma anche perché ero incinta durante le riprese del film" a Anthony Hopkins che aveva deciso di prendersi un lungo, lunghissimo periodo di riposo ma che, dopo aver letto questa sceneggiatura, ci ha ripensato "perché questo matematico con grossi problemi mi ha conquistato, istintivamente prima che intellettualmente, perché di fronte alle sceneggiature ho sempre un approccio istintivo", per finire al giovane Gyllenhaal che regala: "E' una storia che mi ha molto toccato perché non accade spesso che una vicenda tanto cerebrale e intellettuale possa davvero commuovere". Basterà tanto entusiasmo a questo film che sembra di avere già visto tante volte?

SILVIA DI PAOLA (ancci.it)


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