Ti amo in tutte le lingue del mondo
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Ti amo in tutte le lingue del mondo

Regia Leonardo Pieraccioni Interpreti Leonardo Pieraccioni
Giulia Elettra Gorietti
Massimo Ceccherini
Marjo Berasategui
Giorgio Panariello
Rocco Papaleo Nazione Italia Anno 2005 Durata 100'

L'amore sbagliato e l'amore improbabile. Meglio l'amore che non può. Magari perché a provarlo ( o credere di provarlo) è una ragazzina verso il suo professore o un uomo che crede di avere una moglie che lo ama o una donna che a trentacinque anni lo prova sempre per le persone sbagliate o un fratello che non sa fare a meno di emulare un altro fratello e via intrecciando tra vite che più comuni non si può e amori che più sbertucciati e sconquassati non potrebbero essere. Ma siccome l'artefice di tutto questo risponde al nome di Leonardo Pieraccioni, come si sa da sempre ricercatore della leggerezza in ogni dove, convinto che “la commedia conta più della tecnica, per questo non ho fatto King Kong” e inseguitore del sogno della risata infinita (“Mi piacerebbe fare un film di fronte cui ridi senza interruzione, dal momento in cui ti strappano il biglietto perché di ridere per scaricarci dai nostri problemi quotidiani, tutti abbiano bisogno”), trattandosi, appunto, di lui la genesi di tanto curiosare tra amori sbocciati troppo presto o troppo tardi non sta molto lontano. Sulla strada. Come racconta il regista presentando questo “Ti amo in tutte le lingue del mondo” , scritto insieme a Giovanni Veronesi sempre nei canonici tre mesi, e che il 16 dicembre invaderà le nostre sale: “ Un giorno per strada una ragazzina che avrà avuto 16 anni mi ferma per chiedermi l'autografo e mi dice che di persona sono molto meglio e che sono persino più magro. Io ringrazio ma faccio notare che ho effettivamente un po' di pancetta. A quel punto la sua amica dice: “A me piacciono gli uomini con la pancetta”. Io sono arrossito e sono andato via.Ma ci ho pensato a lungo e, parlandone con Giovanni Veronesi, abbiamo pensato a quello che è il gap generazionale. E da qui è nata l'idea di questo film centrato sugli amori che non vanno".

Il "Ti amo" diventa allora, qui, più che un tenero approccio, una frase ossessiva e ossessionante, reiterata, sbattuta in faccia, manipolata e l'amore sembrerebbe un sentimento da kamikaze se non fosse che "gli amori intorciniati sono quelli più belli", che alla fine ogni amore trova il suo pettine e che il bacio, atteso dall'inizio arriva davvero, sia pure sportivamente sfuggente. Ma, prima di arrivare alla topica tappa, il girotondo di amori e dolori declinati dai personaggi riesce a farci sorridere ma sempre malinconicamente, anche grazie alla creazione di personaggi meno macchiettistici del solito e strappati ai loro cliché. Parliamo non solo del Francesco Guccini nei panni di un rigoroso preside sempre in giacca e cravatta (amato alla follia da Pieraccioni che non smette di ripetere "Io sto a Guccini come Emilio Fede sta a Berlusconi"), ma anche dell'irresistibile Massimo Ceccherini qui in inedite vesti di frate, che si accosta al balbuziente fratello ritardato interpretato da un irriconoscibile Giorgio Panariello. E se lui (che intanto giura che sta cercando "di fare un Sanremo pensando prima di tutto alla qualità delle canzoni" e che pensa al soggetto di un film prossimo venturo) chiosa: "Mi sembrava un personaggio già perfetto, grullo come il fratello, Leonardo appunto, un personaggio che pochi anni fa non sarei stato capace di sostenere; ho aggiunto solo l'esteriorità, il travestimento per cercare di somigliargli, anche se mi sa che alla fine somiglio più a Veronesi e spero che sia stato un buon modo di rientrare al cinema in punta di piedi, dato che faremo di nuovo fra un paio d'anni qualcosa insieme", Ceccherini replica (ovviamente per gioco alla sua maniera): "IL mio è un personaggio che è un po' una truffa: ho accettato perché pensavo di fare un personaggio femminile e, invece, mi è toccato il frate. Spero in futuro di poter fare se non una protagonista femminile almeno un cameo". Ma a questa piccola frotta va aggiunto un Rocco Papaleo con parrucchino, arrapatissimo professore di matematica amante del sesso sadomaso (che ammette "come il mio personaggio mi piace molto il sesso, non so se si po' inserire tra gli hobby") e le due donne coprotagoniste, Marjo Berasategui (che Pieraccioni aveva notato in "Fughe da Fermo") e la giovane Giulia Elettra Gorietti (ultimamente vista in "L'uomo spezzato"), oltre che le due "amiche" di Pieraccioni da sempre, Barbara Enrichi e Elisabetta Rocchetti, parte di una sorta di coro greco che si consuma in una lavanderia.

Con una dedica. Disperata e appassionata. Ad Alberto Sordi che compare in un primo piano da manifesto: "Perché sono sicuro che per decenni non nascerà un altro attore come lui, dal talento pari alla personalità".

SILVIA DI PAOLA (ancci.it)


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