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L'orizzonte degli eventi
Regia
Daniele Vicari
Interpreti
Valerio Mastandrea
Francesca Inaudi
Gwenaelle Simon
Lulzim Zeqja
Nazione
Italia
Anno
2005
Durata
115'
Come già accaduto con il convincente film d'esordio Velocità massima, anche l'opera seconda di Daniele Vicari L'orizzonte degli eventi nasce da un documentario. Nel 1998 racconta il regista sono stato chiamato da Maddalena Falcone, un funzionario della Regione Abruzzo, per realizzare un reportage sui pastori macedoni che guidano i greggi nella zona del Gran Sasso. Ho scoperto una realtà di grande povertà, emarginazione, sfruttamento; ho incontrato persone trattate da schiavi, costrette a lavori massacranti in cambio di un salario da
sopravvivenza. Come spesso mi accade, terminato il documentario, intitolato
Uomini e lupi, mi è rimasta dentro la voglia di saperne di più, di
approfondire la ricerca, tanto che poco tempo dopo ho girato, insieme a Luca
Gasparini, un secondo film, Bajram, che raccontava la nostra ricerca
sulle tracce di un pastore macedone, protagonista del precedente documentario.
Ma neppure questa seconda esperienza si è rivelata esaustiva e mi sono reso
conto che in realtà ciò che mi aveva colpito era l'emozione che mi aveva
suscitato l'incontro con questo mondo per certi versi primitivo. Il problema era
il rapporto fra me stesso, uomo tecnologico, e il mio passato, anche perché i
miei genitori vengono da quel mondo, hanno fatto esperienze di quel tipo.
Durante i sopralluoghi per la realizzazione dei due documentari, ho scoperto il
Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso; mi sono reso conto che sopra le
teste degli scienziati, i più brillanti cervelli provenienti da ogni angolo del
pianeta, camminano i pastori, in una sorta di cortocircuito che sintetizza
l'immagine della globalizzazione. Insomma da tutte queste sollecitazioni è nata
l'idea de L'orizzonte degli eventi: una nuova storia, che direttamente
non ha più nulla di autobiografico, e che racconta le vicende di un giovane
scienziato che entra in contatto con il mondo esterno al suo laboratorio.
Chi è il protagonista del
tuo film?
Max, un ricercatore
ambizioso, capace, estremamente intelligente e preparato, che più di ogni altra
cosa desidera affermarsi professionalmente. Ma questa voglia di emergere ad ogni
costo lo porta a scontrasi con il suo gruppo di lavoro e con le finalità stesse
della ricerca scientifica, fino ad un punto di rottura che causa la sua
espulsione dalla comunità scientifica. è a questo punto che Max entra in
contatto con il mondo esterno, con una natura violenta e matrigna e con degli
uomini isolati, che conducono un'esistenza muta e dura come le pietre. In
particolare Max incontra Bajram, un pastore macedone che ha più o meno la sua
età.
Il tema centrale de
L'orizzonte degli eventi è la cronaca di questa amicizia?
Il rapporto fra Max e
Bajram è un elemento molto importante, ma il tema centrale del film è il
rapporto di Max con se stesso, con le sue difficoltà esistenziali. Il film
racconta la storia di un giovane uomo che non concede né a se stesso, né agli
altri la possibilità di sbagliare. Max è impreparato ad affrontare l'insuccesso:
il film è alla fine la storia di un uomo che si perde. L'incontro con Bajram
offre a Max una chance di salvezza: riuscirà a coglierla?.
Immagino che per motivi
logistici ed organizzativi non sia stato un film semplice.
Effettivamente è stato
così; abbiamo girato molte sequenze in isolate ed impervie zone del Gran Sasso
difficili da raggiungere. In compenso abbiamo potuto girare anche all'interno
del Laboratorio di Fisica Nucleare. Gli scienziati sono stati molto
collaborativi e ci hanno assistito per evitare che il film esprimesse delle
stupidaggini dal punto di vista scientifico. L'immagine della scienza che emerge
dal film è molto concreta e forte: il laboratorio sembra una sorta di enorme
capannone industriale di tipo fordiano, con degli uomini che lavorano attorno a
delle strane macchine. Abbiamo potuto seguire anche degli esperimenti ed uno di
questi, sempre con la consulenza degli scienziati, lo abbiamo poi ricostruito in
studio.
Di cosa si tratta?
Di una ricerca sui
neutrini, ovvero delle particelle infinitesimali capaci di attraversare i
solidi. I neutrini emessi dal Sole, ad esempio, sono in grado di attraversare
tutto il nostro pianeta. Ispirandosi alla realtà, in studio abbiamo ricostruito
un'enorme palla di 16 metri di diametro ripiena di un olio scintillante, ovvero
di un liquido che rivela la presenza e il movimento dei neutrini. Si tratta di
studi finalizzati alla ricerca e alle spiegazioni sull'origine del mondo e sulla
sua possibile fine. La cosa che più mi ha colpito degli esperimenti che si
realizzano nel Laboratorio del Gran Sasso è che alcuni di essi durano decine di
anni, a volte più della vita lavorativa di un singolo scienziato.
Che idea ti sei fatto di questa comunità scientifica?
Ho incontrato delle persone
umanamente molto disponibili, molto semplici, anche se credo che all'interno
della comunità esista un forte elemento di competizione. Si tratta di un dato
che nel mio film viene esasperato, perché l'argomento mi intriga molto e, del
resto, era già il tema centrale di Velocità massima. Credo che la
competizione, che per altro caratterizza tutta la nostra vita, possa avere
aspetti positivi perché spinge a migliorare le prestazioni, ma esiste anche il
pericolo di una distorsione, in grado di annichilire tutti coloro che non
abbiamo i nervi più che saldi. Non vorrei tuttavia che, per quanto detto finora,
si pensasse a L'orizzonte degli eventi come ad un film pretenzioso,
difficile, ambizioso; al contrario mi sono sforzato di realizzare un film
semplice, popolare, di facile lettura.
Il protagonista del tuo
nuovo film, come in Velocità massima, sebbene in un ruolo completamente
diverso, è Valerio Mastandrea.
Ho immediatamente pensato a
lui, per la semplice ragione che reputo Mastandrea un ottimo attore, ormai molto
maturo ed in grado di sostenere qualunque tipo di ruolo. Anche se è abbastanza
ridicolo che lo dica io, in quanto regista, reputo la sua prova ne
L'orizzonte degli eventi particolarmente convincente, perché ha saputo
arricchire il personaggio di una serie di sottigliezze non previste.
Chi è invece Lulzim Zeqja, cui hai affidato il ruolo di Bajram?
È un ragazzo che ho
conosciuto tre anni fa a Tirana, dove avevo organizzato dei provini con gli
allievi della locale accademia d'arte drammatica. Quando l'ho scelto per il
film, Lulzim si è sottoposto ad un faticoso tirocinio, accettando di trascorrere
due settimane sulla montagna insieme ai pastori, imparando a prendersi cura di
un gregge, a dirigerlo, a mungere le pecore, a superare la naturale repulsione
con gli animali non sempre piacevoli.
Nel cast del tuo film ci sono anche due attrici: Gwenaelle Simon e Francesca Inaudi.
Gwenaelle, di nazionalità
francese, che aveva già lavorato come protagonista femminile de Alla
rivoluzione sulla due cavalli di Maurizio Sciarra, interpreta il ruolo di
Anais, una scienziata coinvolta anche in una storia d'amore con Max. Mi sono
rivolto a lei perché avevo bisogno di un'interprete in grado di impersonare una
donna molto fredda, ma nello stesso tempo molto sensuale e abbinare queste due
caratteristiche non era facile. Francesca Inaudi, già vista in Dopo
mezzanotte di Davide Ferrario, interpreta Marta, un'altra scienziata, più
giovane di Anais, una delle poche persone capaci di scalfire la sicurezza di
Max, mettendolo in crisi. Francesca è un'attrice molto preparata e non a caso in
questo periodo richiestissima.
da Fice.it
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