LEZIONI DI FELICITÀ
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LEZIONI DI FELICITÀ

Regia Eric-Emmanuel Schmitt Interpreti Catherine Frot
Albert Dupontel
Jacques Weber
Fabrice Murgia
Nina Drecq
Camille Japy
Alain Doutey
Julien Frison Nazione Francia Anno 2006 Durata 104'

A vederla verrebbe quasi da piangere. Vedova quarantenne (e qualcosa di più) con orrido lavoro in un grande magazzino, piccola casetta periferica, piccolo lavoretto serale per sbarcare il lunario, e cioè cucire piume su cappellini, coattissima figlia che odia tutto e tutti tranne il suo orrido e zozzo fidanzato (che vive, pure, in casa loro), figlio parrucchiere e gay e, per il resto, infinita solitudine. Ma, se stringiamo lo zoom del nostro obiettivo, ci accorgiamo che, invece, lei sorride. E tanto. Come fa? Semplice: apre un libro dello scrittore che adora e sogna con lui. Ma sogna sino a lievitare. Sino al alzarsi verso il cielo con chagalliana leggerezza e a sentirsi sulle ali della felicità, a metri di distanza dal mondo triste degli altri. Sino a poter, lei piccola donna qualunque con una piccola vita qualunque, insegnare che cosa è la felicità. Qui e ora. Nel borbottio frenetico della vita quotidiana. Sino a poterla insegnare persino a chi, come il suo amato scrittore, ha tutto ciò che sembra desiderabile, il solito campionario di successo, soldi, mogli belle ma traditrici, figlie sfuggenti, potenziali amanti a iosa e una vita da sballo. Lui, infatti, che scrive sentimentali romanzi in salsa rosa di grande successo e si chiama Balthazar Balsan non è felice affatto, anzi è depresso, anzi a tratti vorrebbe morire. E lei, la donnetta salvata dalle sue storie rosa, lo salverà. Appunto, come in uno dei suoi romanzi. Se vi sembra che il tutto sia troppo carica di magia, sappiate che chi l’ha scritto preferisce parlare di realismo magico e, soprattutto, di autobiografismo. Strano ma vero. Trattasi, infatti, di Eric-Emmanuel Schmitt, sceneggiatore-drammaturgo-scrittore francese di cui in Italia si è visto qualche anno fa "Monsier Ibrahinm e i fiori del Corano" (tirato fuori, appunto, da un suo libro) e di cui tra poco vedremo il primo film da regista. Che è la storia di questa piccola grande donna, che dà il titolo al film "Odette Toulemonde. Lezioni di felicità" e che può stimolare facilissime ironie al primo sguardo ma poi si fa amare nel suo indefesso esercizio di generosità. Verso tutti e verso se stessa. E la generosità, si sa, rende (a saperla gestire) la vita migliore. "Volevo che anche lo sguardo dello spettatore cambiasse durante il film, sino ad arrivare ad amare questa donna quando ci si accorge di quanto è altruista e aperta verso gli altri, anche se è una donna di poca cultura e di poca esperienza- dice Schmitt, a Roma per la presentazione del film in uscita nei nostri cinema, dopo un corposo successo francese- Volevo che si mostrasse, alla fine, come una donna al di fuori del comune, anche se disegnandola io ho pensato a donne reali, soprattutto a mamme e a nonne, a tante donne cui nessuno presta attenzione ma che sono il nostro futuro, una fonte di generosità e di creatività, a tante che sanno rimboccarsi le maniche e trasformare una vita squallida in una vita piena di meraviglie. Ho pensato al vostro De Sica e alla sua umanità fatte di piccole vite. Ho pensato anche a una mia lettrice che una volta, alla fine di un incontro in uno paese sperduto, mi diede una busta con dentro un cuore, cosa che al momento mi lasciò perplesso ma poi apprezzai con emozione" E siamo allo strato autobiografico che, per sua ammissione, è il più profondo del libro e del film in cui ad essere presa di mira, e ferocemente, è anche una certa società letterari snob e superficiale, cinica e materialista. Quella dentro cui sguazza con tristezza il nostro scrittore-protagonista neppure troppo amato, non si sa bene se per la sostanza dei suoi libri o per il formale successo commerciale. Come dice Schmitt: "In questo senso il libro è anche autobiografico perché io so di cosa parlo quando mostro una società letteraria terribile come quella francese, piena di rancori, di invidie, di gelosie e di cinismo, una sorta di setta che decide ciò che è buono e ciò che non lo è e che disprezza il gusto del pubblico". Amen.

dal sito ANCCI.it.


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