Crash contatto fisico
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Crash - contatto fisico

Regia Paul Haggis Interpreti Brendan Fraser
Jennifer Esposito
Sandra Bullock
Matt Dillon
Don Cheadle
William Fichtner
Thandie Newton
Terrence DaShon Howard
Ryan Phillippe Nazione USA - Germania Anno 2005 Durata 107'

Trentasei ore di vita a Los Angeles. Due giorni di ordinaria follia per un pugno di varia umanità, esemplare ma non troppo. Certamente bandiera della nostra cattiva coscienza. Già perché Paul Haggis, sceneggiatore sino a ieri (candidato all'Oscar per la sceneggiatura di "Million Dollar Baby" di Clint Eastwood col quale sta continuando a lavorare e che sarà il prossimo interprete del film sulla guerra in Iraq, "Morte e disonore", che Haggis girerà) e oggi regista debuttante, proprio di questo voleva parlare nel suo inclassificabile "Crash" (dall'11 novembre sui nostri schermi) girato in forma di puzzle alla maniera di certo cinema indipendente americano, con un cast stellare (da Sandra Bullock a Matt Dillon, da Brendan Fraser a Thandie Newton, da Terrence Howard a Don Cheadle che ha anche prodotto) e in soli trentacinque giorni (ricovero in terapia intensiva in seguito ad attacco cardiaco del regista incluso) e anche grazie ai soldi di distributori come Aurelio De Laurentiis e di altri europei, "senza i quali molto cinema indipendente americano non potrebbe sopravvivere". Della nostra cattiva coscienza e dell'indomita ipocrisia legata al nostro razzismo, oggi non più confessato ma incancellabile. E quale crogiolo urbano migliore della Città degli Angeli, città multietnica ma anche, a differenza di una metropoli di mescolanze come New York, luogo in cui ciascuno può vivere nel proprio microcosmo senza neppure sfiorare i mondi degli altri, poteva trovare per raccontarcelo? Per dirci di razzismo e di intolleranza e, soprattutto, della paura dello straniero. Forte, soffocante più che mai nell'America post 11 settembre.Come lui, a Roma per la presentazione del film, ci dice: "Sono partito da un episodio, un furto di cui io ero stato vittima ma per spaziare su un'umanità, come quella che vive in un luogo multirazziale, terrorizzata, dove ormai le problematiche razziali e classiste si possono affrontare solo parlando della paura di chi non conosciamo. Purtroppo, negli Stati Uniti, viviamo in una situazione in cui il nostro Presidente usa il terrore per controllarci e i media per indurre questo terrore dell'altro, dello straniero, dell'uomo di colore".La paura dell'altro ma anche di noi stessi perché "il film non è su qualcun' altro, sui cattivi che vivono intorno a noi ma è sulla gente perbene, sulla gente che conosciamo, su persone come noi, appunto, che credono di sapere chi sono ma, quando vengono messe alla prova, si rendono conto di non averne invece la minima idea".Allora "Crash" è questo scontro con gli altri ma, prima ancora, con se stessi: una collisione con tutto ciò che ci sembra familiare sino a un attimo prima, un viaggio furioso dentro la nostra quotidianità e i suoi fantasmi ma sbucciati come cipolle. Strato dopo strato, appare il mai visto, l'insospettabile, ciò che siamo e ciò che possiamo essere. "Crash" è, allora, un percorso a ritroso. E vuole essere un vortice. Ma il sorridente Haggis (che intanto sta lavorando con Muccino in America e che sognava di fare questo film da vent'anni) alla fine del vortice fa cadere la neve. Già la neve che a Los Angeles si vede ogni trent'anni. La neve perché, come lui dice, "io sono il più cinico degli ottimisti e una speranza voglio lasciarla". Insomma uno spiraglio ma remoto, raro, sorprendente, inatteso, appunto, come la neve a Los Angeles.

SILVIA DI PAOLA (ancci.it)


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