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BAARIA
Regia
Giuseppe Tornatore
Interpreti
Angela Molina Beppe Fiorello Corrado Fortuna Donatella Finocchiaro Enrico Lo Verso Francesco Scianna Gabriele Lavia Giorgio Faletti Laura Chiatti Leo Gullotta Lina Sastri Luigi Lo Cascio Marcello Mazzarella Margareth Madè Michele Placido Monica Bellucci Nicole Grimaudo Nino Frassica Paolo Briguglia Raoul Bova Salvatore Ficarra Valentino Picone Vincenzo Salemme
Nazione
Italia
Anno
2009
Durata
150'
Baarìa sta a Tornatore come Amarcord sta a Fellini e Novecento sta a Bertolucci. L’equazione cinematografica non convince troppo Giuseppe Tornatore, che si schernisce: “Il paragone – afferma – mi sembra eccedere di benevolenza e poi non vorrei che il mio film fosse costretto a confrontarsi con due autentici capolavori della storia del cinema”. Tuttavia un certa assonanza fra i tre film è innegabile, perché nascono da ricordi personali e suggestioni familiari; perché rivisitano il passato anche in una dimensione pubblica; perché raccontano un ampio arco di tempo. “Le vicende di Baarìa – conferma Tornatore – abbracciano un intero secolo, con un prologo ambientato nel 1910, un cuore centrale che va dalla fine degli anni ’30 al 1980 ed un epilogo che si svolge ai nostri giorni. Tuttavia, sullo schermo il racconto non si svolge in maniera cronologicamente lineare ma procede zigzagando, con una struttura piuttosto complessa e complicata. Il prologo non è in realtà un prologo, semplicemente rappresenta l’ambientazione più lontana nel tempo e lo stesso vale per l’epilogo”.
Ha definito Baarìa un film personale ma non autobiografico. In che senso?
Per spiegarlo è d'obbligo fare un riferimento a Nuovo Cinema Paradiso. Quello era un film fantastico che si nutriva di elementi realistici. Baarìa, che pure ricorda molto Nuovo Cinema Paradiso, è una storia realistica che si nutre di elementi fiabeschi. Anche se la vicenda è ambientata in un luogo vero, sebbene ricostruito, facilmente riconoscibile che è Bagheria (Baarìa in dialetto), la città dove sono nato, ci sono moltissime invenzioni; insomma un film molto personale, ma dove non racconto né la mia storia, né quella della mia famiglia.
La trama intreccia continuamente pubblico e privato, vicende politiche e sentimentali.
Baarìa racconta la storia di una famiglia attraverso tre generazioni. È il resoconto dell’esperienza comune e quotidiana di persone come tante altre, ma è chiaro che la politica, la cultura, il costume influenzano la vita dei miei protagonisti. L’intreccio fra privato e pubblico è inevitabile e il fatto che in passato i valori etici e morali fossero più avvertiti di quanto avviene ai nostri giorni provoca delle conseguenze nella sfera privata come in quella pubblica.
I film ambientati nel passato comunicano spesso un sentimento di rimpianto e di nostalgia; è un’atmosfera evocata anche da Baarìa?
Niente affatto, al contrario il sentimento dominante del film è l’ironia, una forte ironia. Baarìa è già stato classificato dai media come un kolossal e un film epico; la cosa mi fa un po’ ridere, perché non mi riconosco in nessuna delle due definizioni. Baarìa è essenzialmente una commedia che, come tutte le commedie, propone anche momenti drammatici, ma è tutt’altro che un kolossal. Fino a qualche anno fa, il cinema italiano produceva ogni stagione qualche film di questo tipo, ovvero in costume, con ricostruzioni scenografiche e molte comparse, ma i kolossal erano altri.
Tuttavia per le riprese del film è stata interamente ricostruita in esterni la città di Bagheria. A proposito: perché siete andati a girare in Tunisia?
Quando il film è nato ci si è subito posti il problema delle location e la vera città di Bagheria è stata immediatamente scartata perché nel corso degli anni i cambiamenti urbanistici hanno cancellato la città degli anni ’30. Si sarebbe potuto correggere tutto con il digitale in post produzione, ma in ogni caso girare a Bagheria avrebbe voluto dire bloccare per alcuni mesi tutte le attività commerciali del centro storico. Una cosa semplicemente impraticabile. L’idea di girare in un altro paese è stata scartata, perché la storia era densa di precisi riferimenti a luoghi, piazze, palazzi della città. Dunque, non restava che ricostruire la città scenograficamente e a questo punto, per questione di costi, siamo emigrati in Tunisia. Una terra che, meteorologicamente e morfologicamente, per ciò che riguarda in particolare la vegetazione, ricorda molto la Sicilia. A far lievitare le spese in Italia sarebbero state in particolare le comparse; nel film ce ne sono molte e obiettivamente quelle tunisine sono meno costose. Peraltro mi servivano certi volti scavati ed emaciati, tipici degli anni ’30, e per certi versi quelle facce oggi è più facile trovarle in Tunisia che in Sicilia. La scelta della location principale è poi caduta su un grande ex insediamento industriale dentro Tunisi, particolarmente comodo per la sua vicinanza con l’aeroporto.
Quali sono state le maggiori difficoltà incontrare durante la lavorazione?
Il grande nemico è stato il tempo inclemente, ovvero le avverse condizioni meteorologiche, che abbiamo dovuto affrontare sia in Italia che in Tunisia. Durante le riprese ha piovuto sempre o quasi sempre: questo ha significato ritardi, allungamento della lavorazione, continui cambiamenti rispetto al piano di lavoro previsto. Per un certo periodo non c’è stata altra soluzione che interrompere le riprese per diverse settimane. Successivamente una grande fatica è stata l’edizione del film: Baarìa è stato girato in dialetto siciliano, in Sicilia e nel resto del mondo sarà proiettato in questa edizione. Ma in Italia, da Reggio Calabria ad Aosta, uscirà in versione italiana, questo perché la scelta dei sottotitoli non convinceva né me né i produttori. Di fatto il lavoro è stato doppio: due edizioni, due diversi missaggi, due doppiaggi. Un lavoro complicato, perché, come ho detto, l’edizione originale è in dialetto, ma la maggior parte delle comparse sono tunisine, quindi si è trattato di doppiarle, ricorrendo a persone che parlassero perfettamente il siciliano. Poiché non esisteva un numero sufficiente di attori professionisti in grado di esprimersi in dialetto, si è dovuto ricorrere a non professionisti, da istruire alle tecniche di questo lavoro. Quindi l’attività in studio di registrazione è stata più complessa e più lunga del solito.
A proposito di attori, mezzo cinema italiano è presente nel suo film: Monica Bellucci, Michele Placido, Donatella Finocchiaro, Leo Gullotta, Vincenzo Salemme, Laura Chiatti, Aldo Baglio, Ficarra e Picone per una volta separati, Lina Sastri, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso e altri ancora. Grandi attori ma tutti presenti in brevissime partecipazioni al limite della comparsata; come è nata questa idea e quali sono le reazioni degli attori ingaggiati quando scoprivano l’esiguità del ruolo loro affidato?
All’inizio nel film ci sarebbero dovuti essere solo due o tre nomi noti, poi, quasi per gioco, le partecipazioni si sono moltiplicate, con attori anche famosi che volevano esserci anche semplicemente per dire buon giorno o buona sera. Solo un paio di interpreti, fra quelli contattati, hanno legittimamente rifiutato di partecipare quando hanno scoperto la consistenza del ruolo.
Sono invece del tutto sconosciuti i due protagonisti: Francesco Scianna e Margareth Madè.
Francesco, nato a Bagheria, vissuto a Palermo e lontano dall’Italia, aveva già alle spalle qualche precedente esperienza professionale nel cinema, in televisione e in teatro, dove ha lavorato con Ronconi. Per Margareth, nata in provincia di Siracusa, si tratta invece di una prima volta assoluta. La ricerca dei due protagonisti si è svolta nella maniera più tradizionale, attraverso i consueti provini e non è stata affatto semplice, perché avevo bisogno di due attori in grado di sostenere il personaggio per un lungo arco di tempo, lei dai 16 ai 40 anni, lui dai 16 ai 70, che nello stesso tempo fossero in grado di esprimersi e recitare perfettamente in dialetto. Come si può immaginare, la cerchia dei candidati non era particolarmente numerosa.
Baarìa inaugura la Mostra del Cinema di Venezia: una responsabilità in più, tenuto anche conto del suo rapporto un po’ burrascoso con i festival.
Dai festival ho ottenuto enormi soddisfazioni – devo molto a Cannes e al premio ricevuto per Nuovo Cinema Paradiso – e patito qualche delusione. Ciò premesso, quando i produttori mi hanno chiesto di portare il film a Venezia, all’inizio ho nicchiato, poi ho capito che non mi potevo sottrarre alla richiesta. I festival sono un’ulteriore fatica che un regista deve affrontare, ma per i film rappresentano un’importante, ulteriore opportunità. Se ti chiedono di partecipare, credo che andarci sia un dovere.
dal sito Fice.it.
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