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Cinema D'Azeglio d'essai: una scelta "saggia".
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L'AMICO DI FAMIGLIA
Regia
Paolo Sorrentino
Interpreti
Gigi Angelillo
Laura Chiatti Clara Bindi Fabrizio Bentivoglio Giacomo Rizzo Alina Nedelea Nazione Italia Anno 2006 Durata 110'
"Volevo farti una domanda: ma siamo amici noi?" dice "l'amico di famiglia". E l'altro: "E' una eventualità cui non avevo mai pensato".
Il primo è una sorta di cowboy dell'agro pontino, l'altro un piccolo usuraio, sgradevole, incestuoso (per di più con una madre ottantenne), perverso, quasi mostruoso (ma il regista lo avrebbe voluto "ancora più mostruoso") che lui aiuta nel recupero crediti: tra i due si inserisce un semplice padre che vuole solo dei soldi in prestito per organizzare il matrimonio della figlia. Più di tanto è difficile sapere. Difficilissimo, perché Paolo Sorrentino ha una precisa strategia della sospensione. il regista di questo che sarà un film (che lui si è anche scritto) titolato "L'amico di famiglia", coproduzione italo-francese con la collaborazione di Fandango e Medusa, ha appena finito di girare quasi interamente a Latina, con qualche parentesi napoletana, "perché la zona di Latina è legata alla
destra storicamente e qui i personaggi sono tutti velatamente di destra, dunque i luoghi possono essere riflessi dei personaggi che, beninteso, con la politica nulla hanno a che fare" , ha più di tre ore di girato da montare e del film che verrà (pronto per settembre-ottobre 2006) vuole dire il meno possibile. Ciò che basta per far parlare del film ma che non basta per farlo immaginare. Come tenta, invece, di fare Fabrizio Bentivoglio tratteggiando così il suo personaggio: "Sogna di poter andare a vivere nell'America country che sogna, gira col cappello da cowboy, va a cavallo e, certo, l'immagine di "Un uomo da marciapiede" lo ha suggestionato o almeno ha suggestionato me come attore" o la giovane Laura Chiatti, protagonista femminile cercata a lungo, che dice soltanto: "Io sono una giovane costretta a sposare un uomo che non ama ma che troverà un modo di barcamenarsi" o, più di tutti, Giacomo Rizzo, l' usuraio "che ha la tendenza a creare legami affettivi con chiunque venga a contatto, creando anche effetti comici perché, come diceva Edoardo, laddove c'è a tragedia c'è spesso comicità e io stesso nasco come attore comico, anche perché la mia faccia mi imponeva il mestiere. E per di più ho sempre voluto fare un film con un regista giovane".
Tutti i loro personaggi ruotano attorno a una metafora del potere che l'usura agevolmente esprime. Come dice Sorrentino: "Vorrei che ci fosse una riflessione sul potere e sulla mostruosità perché l'usuraio è un personaggio terribile ma io amo lavorare su questi soggetti, tirare fuori l'orrore che esiste nel mondo e in noi e che al cinema si racconta troppo poco. Io penso che per parlare di santi basti la televisione, il cinema deve occuparsi anche degli asociali, oltre che degli emarginati. E non si tratta di cercare realtà estreme ma del modo di trattarle, perché semmai il cinema italiano si può rimproverare di scegliere temi stremi e di trattarli come liti di condominio. Si tratta di parlare, ma fortemente, dell'eccezionale perché il cinema è il regno dell'eccezionale e un regista non deve avere atteggiamenti moralistici, non deve essere invasivo: deve raccontare pezzi di realtà, anche mostruosa, e poi il pubblico, sperando che un pubblico medio ci sia, trarne le conseguenze. Il pubblico, sia chiaro, non io".
E, per la cronaca, le indimenticabili, plumbee atmosfere de "Le conseguenze dell'amore" non ci saranno: "Sarà –avverte Sorrentino- commedia, con tanto di gag, mischiata a tragedia".
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